Mi sono appassionato al tema di un post di Nicola Riva, e soprattutto ai commenti che ha ricevuto, anche ad un anonimo che è comparso e che Nicola ha, probabilmente giustamente, cancellato (per pura fortuna l’ho beccato on-line, stavo vedendo se qualcuno aveva commentato dopo di me).
Nicola lamenta giustamente di essersi trovato a lavorare su un sito dopo un lavoro di “bassa lega”; temo che a chi gira nel settore da un po’ di anni sarà capitato lo stesso, magari anche con siti bannati, con il necessario rito della supplica di re-inclusion request alla grande G.
> Doorways e Welcome Pages: cosa sono, come funzionano e a cosa servono.
> Come, quando e perche’ utilizzarle per migliorare il posizionamento del
> proprio sito: esempi e dimostrazioni pratiche.
> * La “lista della spesa” per chi fa Black-Hat: gli strumenti, le tecniche
> e le soluzioni piu’ “estreme” per chi vuole “entrare nel lato oscuro” del
> posizionamento.
> * Contenuti Black Hat e Filtri Anti-duplicazione: strategie e tecnologie
> “estreme” per creare tonnellate di pagine web appetibili per i motori di
> ricerca e “semi-credibili” per l’occhio umano.
> * Cloaking Estremo: le nuove frontiere del cloacking dinamico per creare
> centinaia di siti e pagine ottimizzate in poco tempo (rischi e opportunita’)
Dal mio punto di vista niente di male per carità, anzi…
Però ogni tanto vedo in giro tanto buonismo in chi fa web marketing, da farmi pensare con il sorriso alle parole di Greg Boser, in particolare alla sua definizione di SPAM, più volte ripetuta a conferenze etc.
Search Engine SPAM is a Site Positioned Above Mine
Un punto di vista che mi sembra molto ragionevole sul Search Engine Spam è che una attività sia tale solamente quando è fuorviante per gli utenti, ovvero porti a doorway o landing page che in realtà:
non sono rilevanti per l’utente
coprono keywords non davvero collegate al sito promosso.
Alla volta sembra quasi ci sia una paura da parte di certe persone, di inquinare Google, come ad esempio in questo interessante post di Marco, non capisco se dettato da un vero scrupolo personale (come credo sia il suo caso) oppure se da una calcolata strategia o da una questione di opportunità.
Mi ricordo che soprattutto qualche anno fa, quando si andava ad eventi come Webbit ci si trovava a frequentare i propri seminari e quelli di amici, conoscenti e concorrenti, per vedere un po’ cosa succedeva in giro, e che un po’ tutti si aveva l’atteggiamento del “io lo dico che poi qui ci metti un JS però poi non è che lo raccontate ai motori eh…”, oppure anche la paura da parte di qualcuno di condividere chissà quale segreto incredibile
Non vorrei che l’idea di fondo di un SEO white-hat, cioè che se lavori con un buon sito, curato, che dia contenuti ai propri utenti, alla fine verrai premiato dai motori, rischi di diventare un atteggiamento buonista, della serie “no dai non inquiniamo Google, che è di tutti”. Più che altro perchè poi non è di tutti e sono Larry e Sergey che nel 2006 hanno fatto 10 miliardi di dollari…
Di mio penso che:
da un lato si può essere cinici e che con 10 miliardi di dollari se non lo possono risolvere loro il problema perchè lo devo fare io gratis
dall’altro effettivamente finchè io sono rilevante per quelle ricerche (ad ex. perchè quel prodotto lo vendo) fa parte della natura del commercio fare tutto il possibile per battere il mio concorrente, nel limite del lecito però non di quello che decide una terza parte, parzialmente coinvolta perchè riceve soldi sia da me che dal concorrente.
In media infatti i contendenti sul traffico naturale lo sono anche per il PPC. Se poi questo modo di pensare sia black-hat o grey-hat, io non saprei, voi che dite?
Tutto sommato, poi, grey-hat non è una definizione già di per sè “cerchiobottista”?
Proseguo nello “sfruttare” gli interventi di Matt Cutts per approfondire alcuni punti interessanti. Matt è stato tra l’altro settimana scorsa KeyNoter del secondo giorno del SES di Londra. Personalmente trovo che il suo modo di rapportarsi con il settore sia molto positivo, e che la sua autorevolezza sia importante nel gestire anche le domande alle quali in realtà non può rispondere al 100%.
In questo video parla della terminologia relativa al PageRank ed al suo aggiornamento, al refreshing dell’indice (ed al fenomeno di Google Dance, ormai “passato di moda…).
Matt Cutts answers Google questions.
What’s the difference between:
an index update,
an algorithm update,
a data refresh?
Anche a Londra gli è stato chiesto del fenomeno “Google Dance”, dandogli così l’opportunità di parlare ancora una volta della nuova routine di aggiornamento costante.
Riprendo la news da SearchEngineLand ; gli inserzionisti AdWords stanno iniziando a vedere pubblicato sui loro account il Quality Score delle loro keywords, come valore opzionale che può essere visualizzato con la funzione “Personalizza Colonne”.
Al momento nessuno dei nostri account diretti o gestiti mostra questa funzione, dunque attendiamo commenti non appena vedremo live anche in Italia l’aggiornamento.
Sembra in effetti una buona idea per rendere più trasparente il sistema per gli inserzionisti; un’ottima risposta, credo personalmente, a chi chiedeva evoluzioni ad AdWords visto il lancio di Panama e del Microsoft AdCenter. A Londra ho potuto vedere una Demo della piattaforma Microsoft, che stiamo iniziando a testare con 2 clienti internazionali; in effetti, la gestione dell’opzione di profilazione socio-demografica è molto interessante.
Più dettagli sul viaggio a Londra per il SES 2007 in una serie di articoli che inizierà ad uscire dal weekend.
“Sono stupito di come ci sia chi non capisce ancora che, fra 5 anni, la gente riderà pensando alla TV che era solita guardare…” Bill Gates, 27 gennaio 2007, World Economic Forum, Davos.
Ok, non sempre le previsioni di Mr. Gates si sono poi realizzate, ma è una bella sintesi di quello che chi ha a che fare con i flussi e riflussi del web tutti i giorni vede e sente tutti i giorni.
Trovo questa citazione in un interessante slideshow che vi segnalo volentieri:
D’accordo con la testata, (un grazie sentito ad Alessandro La Spada) abbiamo potuto pubblicare questo sondaggio che dava la possibilità ai partecipanti di ricevere una copia omaggio del libro “Come si fa a promuovere con Google” a fronte della compilazione completa.
Le domande riguardavano (purtroppo il sondaggio non è per ovvi motivi più attivo) il rapporto dell’azienda (o del professionista) con il web marketing ed in particolare con i motori di ricerca; fra i dati monitorati:
lo staff dedicato ad internet
il focus dedicato ai motori in azienda
l’attenzione al monitoraggio dei risultati
etc.
Sono stati raccolti numerosi questionari, e l’operazione sarà replicata anche con altre realtà; l’obiettivo è alla fine raccogliere un campione significativo con cui poter pubblicare un report rilevante sulle abitudini SEM di uno spaccato delle aziende italiane.
Ultimamente in Biquadra stiamo testando l’applicazione del “conversion improvement” in un settore a cui non avevamo ancora pensato, ovvero le attività di recruiting. Abbiamo infatti notato come diversi format di annunci di recruiting possano produrre tassi di risposta radicalmente diversi anche per la medesima posizione.
In questo periodo ad esempio abbiamo aperte 3 posizioni, 1 per Biquadra2 per Nextre Engineering, la società di software del nostro gruppo. Un dato ancora più interessante, che stiamo monitorando, è la percentuale di CV validi prodotti da diverse tipologie di inserzioni, oltre che di canali, in modo da ottimizzare il tasso di conversione anche di questa attività.
Approfitto dell’occasione anche per sollecitare l’invio di CV da parte di chi grazie al blog del libro dovesse trovare queste posizioni aperte, dato che per nessuna delle tre abbiamo chiuso le selezioni. In realtà stiamo facendo particolarmente fatica con le selezioni per Senior Java Developer, in cui anche il numero di risposte è piuttosto basso.
Per qualsiasi inserzione relativa al web marketing, al contrario, riceviamo solitamente oltre 100 CV nei primissimi giorni dopo la pubblicazione, un numero persino eccessivo. Mi sembra di poter affermare, facendo anche eco a quanto scritto da Marco Loguercio qui e qui, e da Mauro, qui, che lavorare nel web marketing sia un’opportunità che affascina ancora neo-laureati ed appassionati come ai bei tempi della bolla.
Un po’ più difficile dare qualche indicazione a come entrare in questo settore in un momento così peculiare della sua storia in cui provano a delinearsi delle professionalità, delle figure tipiche, ma dall’altro alcune metodologie classiche e di conseguenza i “lavori” che le esprimevano vanno un po’ in crisi.
Il mestiere del SEO ad esempio sta cambiando, dal momento che a livello “enterprise” (o corporate, o nelle aziende medio-grandi, come preferite chiamarlo) è sempre più frequente trovare consapevolezza della necessità di fare sia Natural che Paid. Quello del Media Planner trova più difficile applicazione al crescere dell’importanza degli investimenti in SEM (pay per click etc.).
Certamente un requisito che non sparirà a breve per queste figure sono la curiosità intellettuale, la voglia di imparare e di mettere tutto (compreso sè stessi) in discussione in un settore così frenetico.